SCIENZA? BREVE STORIA DELLA DERUBRICAZIONE DELL’OMOSESSUALITA’ GENDER,LOBBY,E NWO

RICCIIL PADRE DOV’ERA. Le omosessualità nella psicanalisi “IL PADRE DOV’ERA. Le omosessualità nella psicanalisi”, come occasione di un dibattito teorico, culturale e sociale intorno all’omosessualità e l’identità di genere anche nelle sue implicazioni soggettive.

martedì 16 aprile 2013
BREVE STORIA DELLA DERUBRICAZIONE DELL’OMOSESSUALITA’ di Giancarlo Ricci
Il dibattito intorno all’ultima versione del DSM, 
di imminente uscita in Italia, pone sia nel dibattito sociologico sia nell’ambito della clinica, una serie di questioni. 
Il recente numero della rivista di filosofia AUT AUT (n. 357, curato da Mario Colucci ed edito da Il Saggiatore) dal titolo “La diagnosi in psichiatria” apre una serie di considerazioni inquietanti.

La storica della psicanalisi  Elisabeth ROUDINESCO 
in La parte oscura di noi stessi 
(Angelo Colla Editore, Vicenza 2008) afferma: 

Il DSM in quanto classificazione perversa della perversione, dei perversi e delle perversioni sessuali per certi versi realizza in forma mortifera il grande progetto di una società sadiana: abolizione delle differenze, riduzione dei soggetti a oggetti posti sotto sorveglianza, supremazia di un’ideologia disciplinare su un’etica della libertà”. 


La vicenda della derubricazione della omosessualità dal DSM è esemplare. Mostra come talvolta il discorso scientifico ceda le armi alla convenienza ideologica. Diversi   termini sono stati tolti o rimaneggiati in quanto, principalmente, ritenuti eccessivamente stigmatizzanti, come è accaduto a diverse altre definizioni come quella di perversione (diventata parafilia) o alcolismo.  Nel 1973 la maggiore associazione psichiatrica americana, l’APA (American Psychiatric Association), derubrica  la voce omosessualità dal DSM lasciando tuttavia l’espressione “omosessualità  egodistonica”.

          Sulla scia di questa decisione, anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la cancella dal suo manuale diagnostico ICD (International Classification of Disease) dove tuttavia nel 1991, rimaneggiando la formulazione, lascia la definizione di un disagio –  classificato come F66.1 – relativo a “un persistente disturbo rispetto al proprio orientamento sessuale percepito come indesiderato” e “suscettibile di trattamento quando richiesto dal soggetto”. La decisione di derubricare l’omosessualità dal DSM non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica. In quegli anni gli attivisti gay organizzavano accese manifestazioni in occasioni delle riunioni della Commissione Nomenclatura dell’APA, chiedendo e ottenendo di partecipare agli incontri.

         Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico ed ideologico che sfociarono nel 1973 nella decisione di mettere ai voti la questione tramite appositi questionari. Nell’aprile del 1973 votarono 10.091 membri su 17.029 aventi diritto; più di 400 votarono scheda bianca. 3810 votarono contro la decisione della commissione, 5854 membri votarono invece a favore. Dunque la derubricazione passa con 5854 voti a favore e 3810 contro.



Nel DSM IV rimase la voce “omosessualità egodistonica” che fu riformulata in una succesiva revisione attuata nel 1987. Il riferimento all’omosessualità egodistonica, nonostante affermazioni contrarie, è tuttora presente nel DSM sebbene formulata in modo debole. Si tratta della sigla classificata come 302.9 e definita come “disturbo sessuale non altrimenti specificato”. Negli esempi riportati in questa voce il terzo esempio recita: “Persistente e intenso disagio riguardo all’orientamento sessuale”.

Le affermazioni di coloro che sostengono trionfalmente che l’omosessualità, in base a criteri “scientifici” sanciti dal DSM, non è più considerata una malattia, risultano dunque non veritiere. Il “disturbo” relativo all’orientamento sessuale è rimasto, anche se con la giusta premessa, esplicitata dal ICD-X secondo cui “l’orientamento sessuale in sé non deve essere considerato un disturbo”.

“Concetti come psicosi, nevrosi, perversione – afferma la storica Roudinesco – furono sostituiti dalla nozione debole di ‘disturbo’ (disorder) e le entità cliniche vennero abbandonate a beneficio di una caratterizzazione sintomatica di questi famosi disturbi. […] Nel tentativo di evitare ogni controversia, le successive versioni del DSM finirono per abolire l’idea stessa di malattia. […] Preoccupati anche di preservare le diversità culturali, gli autori del DSM si posero il problema di sapere se le condotte politiche, religiose o sessuali cosiddette ‘devianti’ dovessero essere o meno assimilate a disturbi del comportamento. Ne trassero una conclusione negativa ”.
        In definitiva, al di là delle parziali derubricazioni o delle differenti formulazioni operate nel corso dei decenni dalle commissioni del DSM e del ICD, rimane la constatazione  secondo cui la “questione omosessuale” è stata, di fatto, sempre più sottratta alla riflessione e all’elaborazione clinica per essere situata eminentemente come una questione sociale.

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LE DITTATURE CORPORATIVE DELLA LOBBY DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI ITALIANI CONTINUANO

In data 23/08/2013, Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, ha ritenuto opportuno precisare la propria posizione in merito a quanto pronunciato da Giancarlo Cerrelli, vicepresidente Unione Giuristi Cattolici Italiani, all’interno del programma televisivo “Unomattina Estate” dello scorso 20 agosto.
Ha ribadito che «gli psicologi, secondo il Codice Deontologico, non possono prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona» e che «affermare che l’omosessualità possa essere curata o che l’orientamento sessuale di una persona si debba modificare (…) è una informazione scientificamente priva di fondamento».
Riteniamo doveroso fare alcune precisazioni in merito a tali affermazioni, affinché questa spinosa questione possa essere affrontata in modo corretto.
Vogliamo sottolineare, con forza, come le dichiarazioni di Palma siano scorrette per due fondamentali motivi.

  1. Come evidenziato in questi giorni da molte testate, ad essere priva di fondamento è l’affermazione di Palma, che sembra lasciar intendere che “omosessuali si nasce” e non si può cambiare. Diversamente da quanto sostenuto da Palma, la comunità scientifica internazionale non ha rigettato le terapie “riparative”. L’APA (“American Psychiatric Association”) semplicemente sostiene che non vi siano prove a supporto, pur trovandosi a riconoscere pubblicamente il concetto di “fluidità dell’orientamento sessuale”. In uno studio è stato, infatti, mostrato come 11 donne exomosessuali da 10 anni hanno modificato il loro orientamento sessuale mantenendo per oltre 30 anni relazioni normali con uomini”.1
    La possibilità del cambiamento nell’orientamento sessuale è inoltre sostenuta da moltissime testimonianze.
    Alcune sono ormai note:
    • Luca Di Tolve, Mister Gay Italia ed exattivista, convertito, oggi sposato e fondatore con la moglie dell’Associazione Gruppo Lot Regina della Pace Onlus;
    • Andy Comiskey, ex gay e fondatore di “Living Waters”;
    • Michael Glatze, ex fondatore di Young Gay America.
    Altre, meno famose, sono reperibili in diversi siti, tra cui www.narth.com e www.peoplecanchange.com
    Altre ancora, la maggior parte, sono quelle silenziose delle centinaia di persone appartenenti alle associazioni e ai gruppi di ex-gay (ad esempio, l’Associazione Gruppo Lot Regina della Pace) che con la loro vita di tutti i giorni, testimoniano la verità: “cambiare si può!”
    Ma, se questo non bastasse, il manuale diagnostico ICD-10 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta il disturbo F66.1 “Orientamento Sessuale Egodistonico”, specificando che «l’identità di genere o la preferenza sessuale (eterosessuale, omosessuale, bisessuale o prepuberale) non è in dubbio, ma l’individuo desidererebbe che fosse diversa a causa di disordini psicologici e del comportamento associati, e può cercare un trattamento per cambiarla».
  2. In secondo luogo, vogliamo denunciare ancora una volta la campagna diffamatoria e denigratoria in atto nei confronti delle terapie “riparative”, che mira a presentarle come strumenti manipolatori, totalmente ascientifici e ispirati da un cattolicesimo oscurantista e retrogrado. La terapia cosiddetta “riparativa”, il cui principale esponente è il dottor Joseph Nicolosi, non è affatto basata sulla coercizione o sul presupposto che l’omosessualità “debba” essere cambiata, quanto piuttosto sul fatto che “possa” essere cambiata. Il testo “Identità di genere – Manuale di orientamento” di Nicolosi, fin dalle prime pagine sottolinea come la terapia riparativa non possa nemmeno iniziare se il paziente non è esplicitamente insoddisfatto del suo orientamento sessuale e quindi intenzionato a modificarlo.

Spiace notare come Palma faccia “autogol” proprio dicendo che «gli psicologi, secondo il Codice Deontologico, non possono prestarsi ad alcuna “terapia riparativa”». E’ proprio il Codice Deontologico degli psicologi che, nell’articolo 4, afferma: “Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori”.
Come si concilia il «diritto all’autodeterminazione e all’autonomia del paziente» col rifiuto di terapie che accolgano il bisogno che egli esprima di modificare il proprio orientamento sessuale? Se una persona credente con tendenze omosessuali si rivolge ad un terapeuta perché queste gli causano disagio, lo psicologo può derogare al rispetto di «opinioni e credenze»?
E’ doloroso dover constatare che, al di là dei proclami elettorali e delle strumentalizzazioni ideologiche, queste persone, che hanno bisogno di ascolto e sostegno, non vengono ascoltate.

Ci si limita a mettere all’indice le terapie riparative, a mettere alla berlina le associazioni e i gruppi che accolgono e sostengono chi sperimenta questo dolorosissimo disagio e si finisce per dimenticare di prendersi cura di loro.

20 settembre 2013

 

Ass. Agapo
Ass. Alleanza Cattolica Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana
Ass. Famiglia Domani
Ass. Gruppo Lot Regina della Pace
Ass. Medici Cattolici di Brescia
Ass. Obiettivo Chaire
Ass. Scienza & Vita – Bergamo
Ass. Scienza & Vita – Brescia
Agenzia Corrispondenza Romana
Bergamo Pro Life – Coordinamento MpV-S&V Bergamo
Confederazione italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità
Dott. Alessandro Meluzzi, Psichiatra e psicoterapeuta
Dott.ssa M. Ceriotti Migliarese, Neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta
Dr.ssa Silvia Ceriani, medico fisiatra
Prof. Mario Binasco, psicoanalista e docente
Prof. Massimo Gandolfini, neurochirurgo, neuropsichiatra;

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1 Greer, M. (2004). Labels may oversimplify women’s sexual identity, experiences. Monitor on Psychology, 35(9), 28

 

 

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Eccolo in versione pdfComunicato stampa settembre 2013

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Eccolo pubblicato da:

Tempihttp://www.tempi.it/terapie-riparative-lettera-al-presidente-del-consiglio-nazionale-dellordine-degli-psicologi#.UkH5q9LwmKn

Bresciaveritashttp://bresciaveritas.com/2013/09/17/caso-cerrelli-il-comunicato-del-gruppo-lot/

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